Lo zen e la pittura di paesaggio



Capitolo secondo

LO ZEN E LA PITTURA DI PAESAGGIO

Come abbiamo visto nel capitolo precedente, la caratteristica peculiare dello Zen è la concretezza; ma come si traduce questo, in pratica, per chi voglia avvicinarsi a questa filosofia? Per raggiungere l’illuminazione è necessario affidarsi ad un maestro, e sotto la sua sapiente guida è fondamentale associare alla meditazione l’apprendimento di una delle arti collegate allo Zen (che vengono per questo chiamate “do” = via), poiché padroneggiando una tecnica in modo spirituale riusciremo a sperimentare in prima persona cosa significhi effettivamente abbandonare il “sé”.

In teoria un maestro può (anzi, deve!) applicare lo Zen a qualsiasi azione della vita quotidiana ed espressione artistica; in Giappone esistono però per tradizione sette discipline che “presuppongono e coltivano consapevolmente, ciascuna secondo il suo carattere particolare, un atteggiamento spirituale.” [1] e queste sono il tiro con l’arco, l’arte della spada, la composizione di haiku[2], il teatro No , la cerimonia del tè, la pittura ad inchiostro e l’arte di disporre i fiori (ikebana).

Mi limiterò ad approfondire il rapporto dello Zen con l’arte della pittura ad inchiostro, perché sarebbe lunghissimo soffermarsi a descriverle tutte e sette, basti per ora sapere che applicandosi in queste forme di espressione sotto la guida di un maestro si compie uno specifico cammino interiore di autodisciplina che (molto probabilmente) culminerà con il satori, punto di partenza per una nuova vita.

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[1] Eugen Herrigel Lo Zen e il tiro con l’arco, cit. Pag. 20.

[2] Cfr. nota num. 2 dell’introduzione.



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