Fiori ed uccelli



Questa categoria pittorica è un classico di tutto l’ estremo Oriente, dove in generale per consuetudine si preferisce dipingere la natura piuttosto che l’uomo, anche se, da sempre, una precisa tradizione codificata assegna ad animali, fiori ed alberi una vasta gamma di virtù o caratteristiche che devono essere lette in riferimento alla vita degli esseri umani.

Per quanto riguarda gli esponenti del mondo vegetale ad esempio, susino, orchidea, crisantemo e bambù sono tra quelli più ricchi di significato: vengono chiamati i “quattro gentiluomini”, e simboleggiano le quattro stagioni, le quattro età dell’uomo e le quattro virtù del gentiluomo secondo i canoni dei letterati cinesi (nell’ordine: carattere forte e paziente; grazia e nobiltà d’animo; modestia e purezza; capacità del saggio di essere saldo ed energico seppur flessibile, come il bambù, che essendo vuoto all’interno si piega ma non si spezza); per il suiboku-ga ognuno di questi soggetti rappresenta anche una lezione di pittura: disegnare l’orchidea è il primo livello, esercizio sulla linea e sul libero movimento del braccio; solo dopo si può passare al bambù, per il quale sono necessari colpi brevi e vigorosi; la raffigurazione del susino comporta poi una combinazione dei primi due tratti con l’aggiunta dell’esperienza di asciutto e bagnato; infine il quarto ed ultimo gentiluomo, il crisantemo, serve ad imparare l’uso del chiaroscuro e per realizzarlo occorre saper disegnare i primi tre[1]. Anche il pino è molto importante nella simbologia estremo orientale e significa forza virile, longevità ed imperturbabilità; il ciliegio invece, tanto amato in Giappone, rappresenta la giovinezza ed il carattere effimero della bellezza e della vita. Si potrebbe continuare elencando molte altre piante e fiori, il cui linguaggio molto spesso (basti pensare al crisantemo!) è molto diverso da quello occidentale, ma sarebbe troppo lungo.

Allo stesso modo gli animali, sia per caratteristiche proprie che per reminiscenze storiche o letterarie, vengono associati a virtù e stati d’animo. Il gibbone ad esempio, che vive nei recessi più impenetrabili della foresta ed emette un grido che suscita malinconia, per il Taoismo (e poi anche per lo Zen) incarna gli ideali di vita ritirata, libertà spirituale e comunione con la natura. La farfalla è simbolo femminile, mentre il drago è potenza e fertilità virile; la gru invece rappresenta longevità e saggezza.

Sesshu, come tutti gli orientali, amava molto dipingere fiori e uccelli, arte cui si dedicò particolarmente negli ultimi decenni della sua esistenza; questo non significa che prima non abbia affrontato il tema, anzi, sappiamo che appena tornato dalla Cina iniziò ad esercitarsi in entrambi gli stili (colore e monocromo) esistenti per la realizzazione di questo genere di pitture, seguendo gli esempi che aveva potuto ammirare nel continente: per quanto riguarda la tecnica del colore si rifaceva agli artisti di epoca Ming che aveva potuto vedere e conoscere personalmente, mentre per le pitture monocrome tentò di rievocare il grandissimo Mu Qi, celeberrimo artista e monaco Chan di epoca Song. Vorrei citare qui, tra le numerose pitture di fiori e uccelli attribuite a Sesshu, un esempio di ognuno di questi due stili: il monocromo è ben rappresentato dal dipinto di un ramo di susino conservato al Museo Nazionale di Tokyo, in cui con poche pennellate, diverse per grossezza del tratto ed intensità dell’inchiostro, il maestro ci descrive la bellezza commovente dello spuntare di piccoli fiori;

 ramo susino

per quanto riguarda le opere a colori invece, non potrei non citare la celebre coppia di paraventi che raffigurano fiori e uccelli nelle quattro stagioni, proprietà culturale importante[2] conservata al Museo Nazionale di Kyoto.

 fiori e uccelli (estate e primavera)

estate                                                                                                                        primavera

 fiori e uccelli (inverno ed autunno)

 inverno                                                                                                            autunno

Con tutta la potenza del policromo ma senza mai utilizzare il colore in maniera eccessiva, Sesshu riesce a far vivere gli animali e piante che ha scelto per farci viaggiare attraverso lo spettacolo dell’avvicendarsi delle stagioni, con uno stile estremamente raffinato, senza il rischio di appesantire le figure né di realizzare un’opera troppo vistosa e opulenta. Abbinando la semplicità del monocromo ad un sapiente ed essenziale uso del colore, Sesshu mostra ancora una volta ai suoi connazionali la via da seguire per adattare arte e tecniche cinesi ad un gusto più vicino all’estetica giapponese (influenzata dallo Zen).

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[1] Cfr. Riukyo Saito Japanese ink painting, cit.

[2] Assieme a “tesoro nazionale”, anche questo è un titolo conferito alle più importanti opere d’arte giapponesi



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