Figure umane



Tra i dipinti sicuramente realizzati da Sesshu ci sono alcuni ritratti di personaggi dell’epoca, quei signori locali così importanti per la libertà di questo artista in quanto suoi mecenati; tali pitture però, anche se realizzate con grande abilità tecnica, non sono capolavori né affascinano particolarmente, anche perché furono sicuramente dettate più dalla necessità che dall’ispirazione. Le pitture di figura che vorrei citare sono invece quelle appartenenti alla tradizione Zen. Come abbiamo visto nel capitolo secondo, esistono tre soggetti tipici della pittura Zen, cioè paesaggio, calligrafia e figure umane; per quanto riguarda quest’ultima categoria, avevamo detto che i ritratti potevano essere chinso (ritratto che il maestro donava all’allievo) o doshaku (personaggi celebri o figure popolari del Buddhismo o del Taoismo): nel caso di Sesshu ci rimane qualche autoritratto, che probabilmente realizzò come dono per qualche suo allievo, ma nessuno è attribuibile al maestro con sicurezza; possediamo invece alcuni stupendi esempi di doshaku. Innanzitutto vorrei citare il celebre dipinto, realizzato da Sesshu all’età di settantasette anni, che ritrae la scena di Hui Ke nell’atto di offrire il proprio braccio (in senso letterale e non cavalleresco!) a Bodhidharma: questo famosissimo aneddoto Zen è un monito per tutti gli adepti, ed un esempio di costanza, forza, determinazione ed imperturbabile serenità nel sacrificare noi stessi per quello in cui crediamo.

 hui ke offre il braccio a bodhidharma

Bodhidharma, giunto dall’India, fu il primo patriarca del Buddhismo Chan in Cina; dopo aver illustrato la dottrina dell’illuminazione a molti monaci buddhisti, nell’attesa di trovare un degno successore, si stabilì in una grotta vicino al tempio di Shao-lin[1], dove rimase per lungo tempo (alcuni dicono nove anni!) in meditazione davanti alla parete. Quando giunse presso di lui Hui Ke, che desiderava imparare dal monaco venuto dall’India i segreti della nuova spiritualità di cui aveva udito notizia, trovando il maestro in meditazione e non volendolo disturbare, rimase in silenzio sotto la neve per alcuni giorni prima che gli venisse rivolta la parola: “Perché sei rimasto così a lungo sotto la neve?” chiese Bodhidharma; “Per chiederti di accettarmi come discepolo ed imparare così il vero insegnamento del Buddha” rispose Hui Ke, soddisfatto che finalmente egli si fosse accorto di lui; “Il Buddha ottenne l’illuminazione quando, sopportando ogni tipo di sofferenza e rischiando la propria vita, superò i limiti dell’esistenza terrena: cosa ti fa pensare che il semplice venire da me ti farà penetrare i segreti del suo insegnamento?” disse il maestro voltandosi nuovamente verso il suo muro. A questo punto si racconta che Hui Ke tirò fuori un’ascia, e senza pensarci due volte tagliò di netto il proprio braccio sinistro, offrendolo a Bodhidharma; per mezzo di questo gesto improvviso ed estremo riuscì a dimostrare al maestro quanto egli fosse già lontano da se stesso e determinato ad intraprendere la via della meditazione. Hui Ke divenne in questo modo il secondo patriarca del Buddhismo Chan. Sesshu ci descrive la scena utilizzando la potenza espressiva dell’inchiostro: tratti neri densi e decisamente netti costruiscono la grotta; sottili linee tracciate con punta finissima, su fondo rosato, disegnano in modo particolareggiato e preciso il volto dei due personaggi ed il braccio tagliato di Hui Ke; pennellate grosse ma molto diluite delineano i contorni delle due figure; infine la veste di Bodhidharma ed alcuni particolari come ad esempio gli occhi, sono lasciati del bianco colore della carta mediante la tecnica della riserva. Ho avuto la fortuna di ammirare dal vivo a Kyoto questa bellissima pittura e posso confermare che il suo impatto sullo spettatore è davvero impressionante.

L’ultima opera di Sesshu che vorrei citare è un meraviglioso rotolo a colori che raffigura Jurojin, una delle sette divinità[2] Shinto della fortuna e della felicità (presenti in modo simile anche nella tradizione popolare buddhista cinese).

 jurojin

L’iconografia di questo spirito immortale, di questo dio della longevità cui si chiede di ottenere una vecchiaia serena, ce lo mostra come un uomo attempato e prevede svariati segni di riconoscimento: innanzitutto un bastone ed una lunga barba bianca per indicare la veneranda età; poi una fronte molto alta per contenere tutta la sua saggezza; infine un rotolo, su cui è scritta la vita di tutti gli esseri viventi, completa la serie dei suoi attributi, cui vanno però aggiunti gli animali che quasi sempre accompagnano questa figura, cioè cervo, gru e tartaruga. Sesshu ci propone una meravigliosa versione (tra le varie a lui attribuite con lo stesso soggetto) di questo personaggio, dipinta in modo particolareggiato con pennello sottile e colori tenui. L’annoso, saggio vecchio ed il suo fedele cervo camminano in mezzo ad una folta vegetazione costituita da un pino ed un susino intrecciati; l’aura di Jurojin copre parte del tronco del pino ma non i fiori bianchissimi che circondano il suo capo come il resto della sua figura: probabilmente la presenza di questi fiori di susino è stata scelta da Sesshu come segno dello spirito giovane e fresco celato sotto le spoglie di un corpo così segnato dal tempo. Non conosciamo la data precisa di realizzazione di questa pittura, visto il soggetto e la perfezione tecnica possiamo supporre però che Sesshu lo dipinse in età avanzata, forse come ringraziamento o buon augurio per sé stesso.

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[1] Shao-lin significa “piccola foresta”; questo monastero, che risale al 495 d. C. ed è molto celebre soprattutto come culla delle arti marziali, si trova in Cina nella regione dello Henan, ai piedi del monte Songshan (=il gigante che dorme).

[2] Le sette divinità, chiamate shichi fukujin (=sette esseri felici, sette dei della fortuna, sono: Benten, unica divinità femminile, patrona delle arti, della bellezza, dell’amore e della conoscenza; Bishamon, dio della guerra e protettore dei guerrieri; Daikoku, dio della fortuna, della ricchezza e del commercio in generale; Ebisu, figlio di Daikoku, patrono della pesca; Fukurokuju, dio della felicità e della salute; Hotei, paffuto ed allegro dio della giovialità e dell’abbondanza; ed infine Jurojin, dio della longevità.



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