Inverno



 rotolo 8

rotolo lungo delle quattro stagioni 8  (ingrandimento)

rotolo 9

rotolo lungo delle quattro stagioni 9  (ingrandimento)

All’inizio dell’inverno il cielo è nuvoloso, riusciamo a vedere solo le rocce e gli alberi che si trovano in primo piano; poi scorgiamo alcuni tetti, ed un intero edificio costruito su di una porta fortificata: iniziano qui le mura di cinta della città, che caratterizzeranno tutta questa porzione finale del rotolo, esclusa l’ultimissima scena.

 inverno, particolare 1

Poiché in Giappone all’epoca di Sesshu non esistevano ancora fortificazioni né castelli, che si inizieranno a costruire solo dopo il 1543 come difesa per gli attacchi con le armi da fuoco introdotte allora nel paese da alcuni portoghesi[1], la presenza delle mura di cinta caratterizza fortemente come cinese questo paesaggio. L’edificio che si trova sulla porta è minuziosamente descritto, ed al suo interno, grazie ad una finestra aperta, possiamo distinguere chiaramente parte dell’arredamento e tre personaggi dai vestiti colorati rispettivamente di rosso, blu e bianco; sono le ultime figure umane che Sesshu inserisce nell’opera: d’ora in avanti non incontreremo più nessuno lungo il cammino, le finestre delle abitazioni saranno chiuse e quella della costruzione sull’altra porta fortificata sarà vuota. Solo il silenzio della neve, realizzata con la tecnica della riserva che dona vita alla carta, ci guiderà fino al ritorno della primavera. Sullo sfondo, tra le nuvole e gli alberi, si iniziano a vedere dei tetti innevati,

 inverno, particolare 2

e proseguendo, sempre sullo sfondo, il cielo si fa chiaro e compaiono le prime montagne, bianchissime, sopra cui si trovano alcuni alberi, molto piccoli poiché lontani, realizzati con pochi tratti grossi e neri che creano un bellissimo contrasto.

 inverno, particolare 3

In primo piano, oltre le mura c’è un alto salice, il cui colore bruno ci ricorda ulteriormente che siamo in inverno; a fianco di esso ci sono alcune casette, e sotto, al di fuori delle mura ma a ridosso di esse, scorgiamo due tetti simili a quello dell’edificio sopra la porta.

 inverno, particolare 4

Poco più avanti il primo piano è occupato da un ultimo belvedere costituito da roccia piatta, dopo il quale ci sono alcuni edifici sia dentro che fuori le mura, ed un’altra porta, con la finestra dell’edificio alla sua sommità aperta ma vuota. Sullo sfondo bianchi profili di monti, senza alberi, ma il cui chiarore è sottolineato da campiture di inchiostro grigio chiaro. Esiste una grande bellezza in questo monotono paesaggio innevato, dove possiamo ammirare la perfetta armonia dei contrasti: quello tra le linee nette delle costruzioni in primo piano e lo sfumato del cielo; quello della rigida geometria di ciò che è artificiale con le libere linee di contorno dei monti; infine quello tra bianco e nero, poiché tutti gli altri colori sono sepolti: solo un po’ di marrone compare nelle finestre e sotto le grondaie, e parte del fogliame è verde, ma si tratta di colori utilizzati appena, in modo poco vistoso. Proprio in virtù di questo bell’intreccio di luci ed ombre, il paesaggio invernale è da sempre stato molto amato da tutti gli artisti della pittura monocroma. Dopo l’ultima porta il paesaggio prosegue allo stesso modo, con lo sfondo di bianche catene montuose e la città che prende corpo all’interno delle mura; da notare come le case in primo piano sono molto più definite rispetto a quelle che si trovano dietro ad esse.

 inverno, particolare 5

Infine la città, ed i monti vengono coperti alla nostra vista da una grande montagna in primo piano, che sovrasta il sentiero che si trova alle sue pendici, ed alla cui roccia sono aggrappati e tesi verso destra tre alberi di cui uno in particolare, vecchio e senza foglie, bellissimo, si allunga in modo inverosimile come per volerci far ripercorrere tutto il paesaggio nel senso inverso, anche perché, comunque, ora dobbiamo riavvolgere per bene il rotolo! L’impresa titanica di questo grande artista è finita, e l’inverno pure; tra poco tornerà di nuovo la primavera e a suggerirci la ciclicità eterna delle stagioni sono gli ultimi due alberi che Sesshu ci disegna dopo la montagna: si tratta infatti di un pino e di un albero caduco che però ha già addosso un bel vestito verde.

Dopo questo finale in stile Zen ci sono, su un diciassettesimo foglio di carta[2], la scritta che abbiamo visto nel primo paragrafo di questo capitolo ed il sigillo di Sesshu, con la scritta Toyo bianca con contorni rossi, realizzata con la tecnica della riserva.

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[1] Cfr. nota num.12. del cap. quarto.

[2] Cfr. prima nota di questo capitolo, num. 117



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