Periodo Muromachi (1333–1568)



Nel 1333 con un colpo di stato finì per il Giappone l’era chiamata Kamakura[1], che aveva visto la nascita del bakufu[2] e l’ascesa della classe dei guerrieri: l’imperatore era stato ridotto a semplice figura rappresentativa (non poteva essere eliminato per motivi tradizionali e religiosi[3]) ed il potere effettivo era nelle mani dello shogun[4] e dei suoi fedelissimi cavalieri (gokenin). Era iniziato così, nel 1192, il feudalesimo giapponese che, pur in modo non immobile ma vitale, conoscendo quindi notevoli cambiamenti ed evoluzioni, rimase almeno dal punto di vista esteriore la forma di organizzazione socio-politica del paese fino al XIX sec.. Il feudalesimo è un “fenomeno del tutto singolare nella storia del mondo, che ritroviamo solo nell’Europa occidentale e nel Giappone”[5], dove arriva più tardi e, grazie alla mancanza di pressioni esterne e all’isolamento, conosce uno sviluppo lento e naturale, un’evoluzione delle istituzioni e della società.

Il periodo che va dal 1333 al 1568, chiamato Muromachi[6] o Ashikaga[7], costituisce il primo gradino di questa evoluzione, nel senso che si iniziano a vedere le crepe di un sistema basato su rapporti personali di fedeltà, si assiste ad una notevole crescita economica, ad una fioritura artistica e culturale ed avvengono importanti trasformazioni sociali.

Dopo il colpo di stato del 1333, Ashikaga Takauji[8] attaccò e sconfisse i cavalieri che avevano collaborato con lui per ripristinare l’autorità imperiale e volse le spalle anche all’imperatore Go Daigo, che, sconfitto, fuggì a Yoshino, sulle montagne a sud di Kyoto, dove stabilì la sua corte; al suo posto, nella capitale, poiché il potere doveva essere per forza legittimato da un imperatore, fu messo sul trono un certo Komyo, favorevole agli Ashikaga. Questo scisma della corte imperiale durò circa sessant’anni, e perciò questo primo periodo del governo degli Ashikaga (fino al 1392) è conosciuto come Nambokucho, ovvero “delle dinastie del nord e del sud”. Nel 1338 Takauji si fece investire shogun, e trasferì la sede del bakufu a Kyoto nel quartiere Muromachi. A differenza del precedente regime, la famiglia Ashikaga non possedeva ricchezze né fedelissimi cavalieri cui delegare il governo delle numerose province, per questo fu costretta a creare una forma di feudalesimo a tre livelli[9], nel senso che i vari shugo (governatori delle province) sarebbero stati da una parte vassalli dello shogun ed avrebbero occupato le cariche del governo centrale di Kyoto (città dove dovevano trascorrere buona parte dell’anno e possedere una residenza in cui abitassero la moglie ufficiale ed i figli), dall’altra capi dei cavalieri di rango inferiore che risiedevano nei territori da loro amministrati. Questo rinnovato sistema si rivelò un’arma a doppio taglio, poichè portò nel giro di un centinaio di anni ad una radicale trasformazione economico-sociale che i giapponesi chiamano gekokujo, che significa “l’inferiore sconfigge il superiore”: successe infatti che chi governava le province privò man mano le famiglie dei nobili e quella imperiale dei latifondi (shoen), poiché questi venivano assegnati come compenso ai guerrieri in cambio di fedeltà allo shugo. In questo modo la vecchia classe dirigente fu privata di ogni rendita ed autorità e gli shugo divennero i nuovi signori feudali. Accadde però anche che, dal momento che gli shugo ufficiali erano spesso a Kyoto, il potere effettivo delle province cadesse nelle mani dei loro collaboratori. Contemporaneamente avvenne anche una trasformazione interna alla classe dei guerrieri: l’importanza in battaglia dei cavalieri fu sostituita da quella dei fanti armati di picca, cosicché chiunque fosse dotato di forza poteva, senza bisogno di costosi equipaggiamenti, partecipare ai combattimenti ed essere premiato con le terre. Inoltre, poiché il governo degli Ashikaga non riuscì mai a costituire un potere centrale efficace, finita la generazione di shugo provenienti dai rami cadetti della famiglia, questi furono ufficialmente sostituiti da un nuovo ceppo di signori feudali, cioè gli ex collaboratori dei vecchi shugo, che, noti col nome di daimyo e coadiuvati dalla nuova classe di guerrieri a loro fedelissima, furono i veri protagonisti di questo periodo storico. Escluso Ashikaga Yoshimitsu (1368 – 1394), che oltre ad essere un raffinato esteta[10] e mecenate era anche un abile politico, e riuscì ad assicurare al paese un relativo periodo di pace, gli altri shogun di questa casata non seppero aiutare la politica quanto l’arte, e non si curarono della situazione di totale disgregazione in cui versava il paese. Le casse dello stato erano vuote, la famiglia imperiale ridotta in povertà, il paese sconvolto da epidemie, carestie e rivolte di contadini; solo i daimyo continuavano ad arricchirsi e ad ingrandire i propri eserciti, e quanto più acquistavano potere, tanto meno appoggiavano la famiglia dello shogun. L’inizio di una inesorabile caduta fu il 1441, quando lo shogun Ashikaga Yoshinori fu assassinato; alcuni anni più tardi, nel 1467, per problemi relativi alla successione di Ashikaga Yoshimasa anche se questi era ancora vivo, scoppiò la terribile guerra civile chiamata Onin che per dieci anni sconvolse il paese devastando la città di Kyoto e sterminando gli ultimi rappresentanti rimasti delle vecchie famiglie di guerrieri. Questa guerra fu solo l’inizio di un lungo periodo di crisi chiamato sengoku, che significa “degli stati combattenti”[11], in cui lo shogunato degli Ashikaga era come l’imperatore, cioè una carica solo formale, poiché il Giappone come unità politica di fatto non esisteva più: ora c’erano solo tanti piccoli stati indipendenti (nel 1500 erano circa duecento, di cui trenta principali) continuamente in guerra tra loro. Le lotte incessanti portarono man mano alla scomparsa dei domini più piccoli o deboli, finché rimasero solo poche, potenti signorie. Questo processo venne accelerato a partire dal 1543 dalla scoperta delle armi da fuoco, introdotte in Giappone dai primi portoghesi che sbarcarono nel Kyushu[12].

Nel 1568 Oda Nobunaga, forte daimyo di una regione ad est di Kyoto, occupò la capitale dando origine ad un’opera di riunificazione del paese sotto un unico signore: iniziava così l’era chiamata Momoyama[13].

indietro | avanti


[1] Kamakura (periodo dal 1192 al 1333) è il nome di un villaggio alla periferia di Tokyo, dove lo shogun aveva stabilito i suoi quartieri e che rimase poi la sede del governo centrale.

[2] Lett. = governo della tenda. Sistema di governo militare alternativo all’impero.

[3] Discendente della dea del sole, considerato, in quanto sacro, unica fonte legittima di autorità politica.

[4] Lett. = generalissimo. Capo del bakufu.

[5] Edwin O. Reischauer Storia del Giappone ed. Bompiani, Milano, 1994. Pag. 44. “In ambedue i casi il feudalesimo si presenta come la risultante della mescolanza di due concezioni, da una parte quella di un’autorità centrale impersonata dall’imperatore, dall’altra l’insieme delle tradizioni locali dell’organizzazione tribale e dei vincoli personali di fedeltà. Nell’Europa questi due fattori sono costituiti dalla tradizione dell’impero romano e dall’elemento germanico delle popolazioni nordiche; in Giappone sono costituiti rispettivamente dalla tradizione cinese dei Tang e da quella della società tribale uji del periodo primitivo.” Cfr. anche M. Bloch La società feudale, ed. Einaudi, Torino, 1974. Pag. 497-498.

[6] Dal nome del quartiere di Kyoto dove lo shogun pose la propria sede

[7] Dal nome della famiglia che, almeno formalmente, detenne il potere per tutto il periodo.

[8] Ashikaga Takauji (1338-1358), guerriero del clan dei Minamoto che si era alleato con Go Daigo ed altri guerrieri per realizzare una restaurazione del potere imperiale.

[9] Cfr. Edwin O. Reischauer Storia del Giappone, cit. pag. 51

[10] Tra le altre cose fece costruire il celeberrimo “padiglione d’oro” (Kinkaku) a Kyoto, all’interno del tempio chiamato appunto Kinkaku-ji.

[11] Questa dicitura, come la precedente “delle dinastie del nord e del sud”, è presa in prestito dalla storia cinese.

[12] Grande isola a sud del Giappone. L’introduzione delle armi da fuoco contribuì anche alla nascita dei castelli fortificati, che prima non esistevano in questo paese.

[13] Periodo che va dal 1568 al 1603.



indietro | avanti

 

    • "Sorridere è vivere come un'onda o una foglia, accettando la sorte.
      E' morire a una forma e rinascere a un altra."
      (Cesare Pavese)
  • Contatti

  • Categorie

  • Archivio